Aerodinamica: il fondo piatto

Seppur possa sembrare, all’apparenza, un componente aerodinamico di minor rilevanza, in fase di progettazione e soprattutto in pista, la sua funzione è cruciale per generare carico aerodinamico e migliorare l’estrazione dell’aria dal diffusore. Proprio un perfetto lavoro in sinergia tra fondo piatto e diffusore, rappresenta la combinazione vincente nella performance generale in pista. Analizziamo meglio.

Dopo l’abolizione delle minigonne e dei profili alari laterali dal 1983, per ridurre la deportanza delle monoposto, tra i due assi della monoposto è stato introdotto il fondo piatto. A partire dalla stagione 1995 questo nuovo particolare tecnico è diventato scalinato, presentando cioè un gradino di 50 millimetri al fine di impedire alle monoposto di viaggiare con assetti troppo rigidi.
Per ottenere una buona deportanza dal corpo vettura, oltre alla generazione del carico aerodinamico degli alettoni, è importante studiare approfonditamente il fondo della monoposto in modo da avere un flusso d’aria più veloce rispetto al flusso in entrata e in uscita dalla vettura.
Ciò si ottiene utilizzando le note proprietà fisiche del Tubo di Venturi: infatti in condizioni di flusso ideale dove la sezione di passaggio della corrente fluida si restringe, come il fondo della monoposto,deve corrispondere di conseguenza un aumento della velocità del flusso e quindi una pressione più bassa rispetto alle sezioni di ingresso e di uscita.
In parole semplice al di sotto del fondo della vettura deve generarsi una deportanza tale da tenere la macchina “francobollata” all’asfalto.
L’alettone posteriore è un elemento aerodinamico di fondamentale importanza per applicare in pista queste proprietà fisiche, in quanto oltre a generare deportanza, contribuisce ad una maggiore depressione sul fondo della monoposto dato che agisce sulle condizioni di sbocco del diffusore.
Il perfetto lavoro in sinergia tra il diffusore e il fondo della monoposto è cruciale: migliori sono le condizioni di uscita del flusso ad opera dell’estrattore migliore sarà la depressione dell’aria al di sotto del fondo della vettura.
Alla fine degli ’80 anni dati i progressi nel campo della aerodinamica, le scuderie cominciarono a disegnare dei musetti sempre più “alti”, perchè si accorsero che tale soluzione aerodinamica all’anteriore permetteva un maggior passaggio dell’aria al di sotto della monoposto e conseguentemente un incremento del carico aerodinamico nel resto del corpo vettura.


Per far rispettare le misure del fondo piatto venne introdotto il T-Tray, detto anche splitter, a partire dal 1983 col nuovo regolamento tecnico che prevedeva l’abolizione delle famose Wing-Car, ovvero quel tipo di monoposto che sfruttavano l’effetto Venturi.
Il T-Tray cominciò ad essere un particolare tecnico sottoposto a verifiche tecniche da parte della FIA a partire dalla stagione 2001, che introdusse in fase di verifica dei test per verificare la flessibilità di questi componenti. Durante la verifica tecnica viene applicato un carico di 200Kg il quale spinge il T-Tray dal basso verso l’alto, che per regolamento tecnico può flettere per un massimo di 5 mm.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì