La storia della Formula 1: gli anni ’60

Dopo gli anni ’50 dominati da Juan Manuel Fangio, e con Ferrari, Daimler Benz-AG, Alfa Romeo a contendersi le vittorie dei Gran Premi, passiamo agli anni ’60: un periodo storico che può essere definito come la decade “British”. Scopriamo il perchè…

Partiamo facendo un analisi tecnica riguardanti le monoposto: come già accennato nel capitolo precedente, si videro i primi sviluppi delle monoposto con il passaggio dal motore anteriore a quello posteriore e aumento della cilindrata da 1500 cm3 a ben 3000 cm3.
La vera svolta tecnologica, però, fu nel 1962, quando il progettista della Lotus, Colin Chapman, fece debuttare la Lotus 25: la macchina era dotata di un telaio composto dalla monoscocca in alluminio e spinta dal nuovo motore della Coventry-Climax FWMV V8.
Padrone della scena, nonostante un avvio difficile a causa della scarsa affidabilità di questo innovativo progetto, fu appunto la Lotus con la coppia britannica Jim Clark – Colin Chapman ovvero, rispettivamente pilota e progettista della “Verde”.
Questo binomio si tradusse in 36 vittorie, di cui ben 25 con il fenomeno inglese, 3 titoli costruttori e 3 titoli piloti (due per Clark, uno per Graham Hill).
A fronte di tale dominio agli avversari comunque non sfigurarono, dato che la Ferrari vinse 13 GP e 2 titoli (1961, 1964)BRM si aggiudicò 12 GP e un titolo (1962)Brabham vinse 12 GP e 2 titoli (1966,1967) ed la Matra ottenne 9 GP e un titolo (1969).
Oltre ai costruttori anche tra i piloti vi fu un dominio “British”, con John Surtees e Jackie Stewart, oltre ai già citati Clark e Hill, laureatisi campioni del mondo rispettivamente con la Ferrari nel 1964 e con la Matra nel 1969.
Oltre all’aspetto sportivo va anche segnalato, purtroppo, come con l’aumento della cilindrata da 1500 cm3 a 3000 cm3 dal 1966 ed conseguente aumento della velocità delle vetture, la pericolosità in pista aumentò significativamente ed una serie di incidenti mortali fece capire come le misure di sicurezza furono troppo basse per le vetture dell’epoca.
Durante il Gran Premio di Monaco del 1967 le balle di paglia disposte lungo il tracciato cittadino “alimentarono” la gravità dell’incendio che distrusse la Ferrari di Lorenzo Bandini e causò il decesso del pilota italiano; dinamica simile fu quella dell’incidente che costò la vita a Jo Schlesser durante il Gran Premio di Francia dell’anno successivo.
In occasione della gara di Formula 2 del 7 Aprile 1968 disputatasi in Germania all’Hockenheimring, perse la vita in un incidente terribile le cui cause ancora oggi non sono state accertate appieno, uno dei più grandi piloti, non solo dell’epoca  ma della storia della Formula 1, il bi campione del mondo Jim Clark; la Lotus sostenne che l’incidente potesse essere stato causato da una foratura lenta che avrebbe portato alla fuoriuscita del pneumatico dal cerchione o lo scoppio nel momento in cui lo sfortunato Clark affrontò il veloce curvone a destra denominato “Coda di gambero”.
Fino alla stagione 1968 le vetture dei diversi team avevano come colore della livrea i colori tradizionali legati alla nazionalità dei propri piloti ma, durante quella stagione la Lotus si presentò con la livrea delle monoposto colorate di rosso, oro e bianco, introducendo per la prima volta lo sponsor in Formula 1.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì