La storia della Formula 1: gli anni ’70

Siamo giunti al terzo appuntamento della storia della Formula 1, gli anni ’70: quest’era della Formula 1 segnò l’inizio della rivalità Ferrari-McLaren, con la Lotus di Colin Chapman ancora protagonista assoluta assieme alla Scuderia di Maranello e all’emergente McLaren.

Questi anni furono teatro del primo grande cambiamento delle monoposto: le macchine di Formula 1 cambiarono completamente la propria estetica con i veloci progressi in campo tecnologico, con ingegneri, tecnici e case costruttrici di pneumatici che diedero una nuova impronta a questo sport, del tutto diversa da quella che si era vista sino a quel momento.
Dal punto di vista aerodinamico la squadra più all’avanguardia fu sicuramente la Lotus della “mente” creativa Colin Chapman: l’ingegnere inglese progettò le strabilianti Lotus 72 e Lotus 79, vetture del tutto innovative grazie a delle nuove, ma soprattutto geniali, soluzioni aerodinamiche che resero queste monoposto oltre che vincenti anche il punto di riferimento in pista per le altre scuderie.
Il modello “72” presento un design rivoluzionario che, insieme alla diversa disposizione dei radiatori e del gruppo motore, consentirono a questa vettura sia di avere ottimo carico aerodinamico sia una bassa resistenza all’avanzamento, accorgimenti aerodinamici che fecero sì che la Lotus 72 fosse circa 20 kmh più veloce nei rettilinei della già performante Lotus 49.
La “72” venne sviluppata fino al 1976, con le versioni denominate C e D, per poi essere sostituita dalla “76” ed in seguito dalla super Lotus 79: questa monoposto fu la prima a essere dotata del famoso “effetto suolo”, ovvero quel principio di fluidodinamica che si basava sul famigerato “effetto Venturi”, il cui obbiettivo era quello di ottenere una vettura che si comportasse come un profilo alare molto grande al fine di ottenere quanta più deportanza possibile.
Se Lotus ed Colin Chapman hanno fatto scuola in campo aerodinamica, in campo meccanico la Renault è stata la prima, nel 1977 sulla propria RS01 dotata del V6 Gordini, ad introdurre la tecnologia del turbo in Formula 1 tramite l’organo meccanico denominato turbocompressore, il cui scopo è quello di sovralimentare il motore endotermico.
Nel 1970 il mondiale venne assegnato “alla memoria” al compianto campione austriaco Jochen Rindt, che morì a seguito di un terribile incidente poco prima della curva Parabolica alla guida della Lotus 72, nel corso delle prove di qualificazione del Gran Premio d’Italia.
Nella battaglia per la sicurezza si schierò in prima linea il campione del mondo scozzese Jackie Stewart, ed all’epoca alla guida della GPDA (acronimo di “Gran Prix Drivers Association” ed in vigore ancora tutt’oggi) grazie al quale vennero adottati progressivamente le cinture di sicurezza, le tute ignifughe ed il casco integrale.
Questi mezzi di sicurezza fino ad allora totalmente sconosciuti nel mondo della Formula 1, ma che salvarono la vita a Niki Lauda nel rogo del Nürburgring nel 1976: il campione del mondo austriaco, dopo aver perso il controllo della propria monoposto, colpì un masso a lato della pista e terminò la sua corsa in mezzo alla pista, privo del casco integrale scalzatosi nell’urto.
La monoposto prese fuoco per la fuoriuscita di benzina e il pilota rimase intrappolato nella propria macchina in fiamme, prima che alcuni colleghi, con grande coraggio, sopraggiunsero per aiutarlo: tra questi Harald Ertl, Brett Lunger, Guy Edwards, ma soprattutto Arturo Merzario il quale lo estrasse dall’abitacolo avvolto nelle fiamme.
Lauda tornò 40 giorni dopo al Gran Premio d’Italia a Monza, nel frattempo il rivale James Hunt su McLaren riuscì a recuperare gran parte del distacco accumulato nella prima parte della stagione, dove giunse miracolosamente in quarta posizione sotto la bandiera a scacchi.
Il mondiale alla fine andò ad Hunt il quale ottenne i punti necessari, dato il ritiro di Lauda che preferì non continuare per le condizioni climatiche davvero proibitive, per la conquista del titolo nell’ultimo Gran premio stagionale in Giappone al Fuji sotto la pioggia battente.
Tra le scuderie la Ferrari è stata la più vincente in quest’epoca: la casa di Maranello complessivamente 37 GP e 4 titoli (1975,1976,1977,1979) mentre la scuderia inglese fa suoi 35 GP e 4 titoli come la Ferrari (1970,1972,1973,1978).
Importanti soddisfazioni per Tyrrell e McLaren rispettivamente vincitrici di 21 e 20 gare, e di un titolo a testa: nel 1971 per la Tyrrell e nel 1974 per la McLaren.
Una curiosità tecnica tra i costruttori: la Tyrrell P34 fu l’unica monoposto a sei ruote della storia ad aver corso in Formula 1 e per di più Jody Scheckter riuscì a portarla al successo in Svezia del 1976.
Tra le file dei piloti, in grande spolvero Niki Lauda campione del mondo per due volte alla guida della Ferrari (1975,1977) e vincitore di 17 GPJackie Stewart vincitore di 16 gare e 2 titoli (1971,1973)Emerson Fittipaldi vincitore di 14 GP e 2 titoli (1972,1974).
Gioia iridata anche per James Hunt, come già sopracitato, nel 1976 su McLaren, Jody Scheckter con la Ferrari nel 1979 e per “Piedone” Andretti su Lotus nel 1978.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì