La storia della Formula 1: gli anni ’80

Nella quarta decade del mondiale di Formula 1, la McLaren, team fondato nel 1966 da Bruce McLaren, domina la scena con la coppia Prost-Senna. Sugli scudi anche la “giovane” Williams, mentre la Ferrari non ripete i successi degli anni ’70.

Partiamo facendo un’analisi dal punto di vista tecnico: durante quest’epoca la tecnologia turbo, introdotta dalla Renault nel 1977, venne affinata sempre di più tanto che, nel 1986, tramite anche un settaggio detto “overboost”le vetture turbo superavano ampiamente i 1000 cavalli di potenza
Il 4 cilindri BMW M12/13 montato sulla Benetton B186 del 1986 si dice che potesse esprimere, in configurazione da qualifica, una potenza massima compresa tra i 1200 e i 1400 cavalli e fu il motore più potente della storia della Formula 1.
Questi numeri misero in “allarme” la FIA che, stagione dopo stagione, cercò di limitare le strabilianti prestazioni dei motori turbo e di conseguenza inserì nuove regole restrittive: per la stagione 1984 vennero vietati i rifornimenti di carburante ed i serbatoi potevano contenere un massimo di 220 litri.
Nel 1985 fu introdotto il divieto di refrigerare il carburante, ed nel 1986 la capienza dei serbatoi fu diminuita ulteriormente a 195 litri; per la stagione 1987 la pressione del turbocompressore fu limitata a 4 atmosfere tramite una valvola denominata “pop-off”, ed nel 1988 la capienza massima dei serbatoi fu ridotta a 150 litri ed la pressione del turbocompressore fu ulteriormente diminuita da 4 atmosfere a 2,5 atmosfere.
Nonostante le pesanti limitazioni imposte dal regolamento tecnico, riuscirono ad ottenere comunque importanti prestazioni, tant’è che il V6 Honda del 1988 che equipaggiava la stratosferica MP4/4 riuscì ad esprimere quasi 700 CV potenza, pur consumando meno di 150 litri!
Alla fine della stagione 1989 la FIA decise eliminare i motori sovralimentati, che sarebbero tornati soltanto 25 anni più tardi sulle attuali Power Unit.
Tralasciando l’aspetto tecnico, quest’epoca della Formula 1 fu segnata dalla storica rivalità tra Alain Prost ed Ayrton Senna, alfieri dell’imbattibile McLaren Honda.
Al Gran Premio del Portogallo del 1988 vi furono le prime schermaglie quando Senna, mentre era in bagarre con Prost per la prima posizione, strinse il team mate contro il muretto, mandando su tutte le furie il francese il quale, nonostante vinse la corsa, puntò il dito contro il compagno-rivale reo di aver compiuto una manovra pericolosa.
A fine anno fu Senna a laurearsi, per la prima volta in carriera, campione del mondo.
Nella stagione stagione seguente la rivalità si fece più intensa fino a quando non si arrivò alla penultima gara della stagione 1989, il Gran Premio del Giappone sul circuito di Suzuka, dove la coppia scoppiò definitivamente.
Si arrivò nella terra del Sol Levante con Prost leader con un vantaggio di 16 punti su Senna, il quale era ancora matematicamente in lizza per confermarsi campione grazie all’allora regola degli scarti ma si sarebbe comunque laureato campione vincendo gli ultimi due Gran Premi.
A Suzuka Ayrton conquistò la pole position, con Prost secondo al suo fianco; al via Prost fu autore di uno scatto fulmineo, passando il team mate ed andando a prendersi la leadership provvisoria della corsa.
Al termine del 21º giro Alain rientrò ai box per il pit, ed 3 giri più tardi effettuò il suo cambio gomme anche Ayrton; il valzer dei pit stop, però, non cambiarono la situazione e il francese tornò nuovamente al comando della corsa con un margine di sicurezza.
Il fenomeno brasiliano, però, cominciò a recuperare vistosamente terreno nei confronti del rivale francese, grazie anche ad una migliore interpretazione dei doppiaggi, ed a dieci giri dal termine si trovò ormai in scia al compagno di squadra.
Al 47º giro l’epilogo del mondiale: Senna attaccò Prost all’interno in fase di frenata per tentare una staccata impossibile alla Casio Triangle, ma allo stesso tempo “il Professore” cominciò a chiudere la traiettoria per impostare la curva in anticipo: il contatto tra i due fu inevitabile, le vetture si agganciarono ed entrambi finirono nella via di fuga asfaltata.
Prost uscì immediatamente dalla vettura, lasciando furbescamente la marcia inserita in modo tale che i commissari impiegassero più tempo a rimuovere la MP4/4, mentre Senna restò in macchina aspettando che i commissari di pista lo rimettessero in pista (manovra assolutamente vietata dal regolamento sportivo).
Senna vinse la gara ma, prima della premiazione, venne squalificato per aver il taglio di chicane successivo all’incidente con Prost e per aver ricorso all’aiuto dei commissari per il rientro in pista. Alla fine, tra mille polemiche, sul gradino più alto del podio salì l’italiano Alessandro Nannini e Alain si laureò Campione del Mondo per la terza volta in carriera.
Dal punto di vista statistico, le scuderie britanniche, così come negli anni ’60, dominarono la scena lasciando le briciole agli altri team come Ferrari e Renault: tali squadre, ovvero McLaren e Williams, si aggiudicarono ben 18 titoli su 20, con la sola Ferrari capace di spezzare questo incontrastato dominio con i due titoli costruttori del 1982 e 1983.
La McLaren vinse ben 56 GP aggiudicandosi 4 titoli (1984,1985,1988,1989) con due motorizzazioni diverse: Honda e TAG-Porsche.
Dietro la Scuderia di Woking troviamo la Williams con 37 successi e 4 titoli (1980,1981,1986,1987), anch’essa ottenuti con due motorizzazioni diverse Ford e Honda.
Seguono a distanza la Ferrari con 18 vittorie e i due sopracitati titoli costruttori, Brabham e Renault rispettivamente a quota 15 e 14 affermazioni.
Tra i piloti il più vincente è stato Alain Prost con 30 GP vinti e 3 titoli (1985.1986.1989) seguito da Nelson Piquet autore di 20 successi e 3 titoli mondiali (1981, 1983, 1987), da Ayrton Senna autore di 20 successi e un titolo (1988), da  Niki Lauda con 8 affermazioni e il suo terzo titolo datato 1984 ed infine da Keke Rosberg che vinse il titolo del 1982 (vincendo un solo Gran Premio!) ed ottene 5 vittorie.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì