Ferrari, Toro Rosso, Alfa Romeo Sauber: il Made in Italy che funziona

[GP Bahrain 2018 | Analisi della gara] Sebastian Vettel vince la seconda gara consecutiva della stagione battendo, con bravura e strategia, le Mercedes di Bottas ed Hamilton ed allungando in classifica mondiale sui propri rivali. Quarta posizione da sogno per la Toro Rosso spinta dalla Power Unit Honda con Pierre Gasly in forma straordinaria, a seguire Magnussen, Hulkenberg ed Alonso. A completare il tripudio Tricolore ci pensa l’Alfa Romeo Sauber che coglie i primi punti dal suo rientro in Formula 1. Gara da film horror per la Red Bull.

200° gran premio dal sapore dolcissimo per il tedesco della Ferrari: dopo la vittoria a Melbourne, Vettel si ripete anche nel deserto del Bahrain, ottenendo così la seconda vittoria consecutiva dall’inizio della stagione, cosa non gli capitava dalla stagione trionfale del 2011 dove, con allora la Red Bull RB7, vinse in Australia ed Malesia.
Alla Ferrari la doppia vittoria consecutiva dall’inizio della stagione non capitava dall’annata dei record, ovvero il 2004 quando all’epoca Michael Schumacher vinse addirittura i primi cinque appuntamenti stagionali (Australia, Malesia, Bahrain, San Marino, Spagna)
In virtù di questi numeri a Maranello potranno essere fiduciosi in vista del Gran Premio della Cina, dato che si trovano al comando di entrambe le classifiche mondiali, ma soprattutto di aver la consapevolezza di potersela giocare con la Mercedes.
Ma dov’è che la Ferrari ha vinto la gara? Giro 18: Vettel rientra ai box per effettuare il pit stop e montare le gomme soft, facendo intendere che effettuerà un secondo pit stop, tant’è che la Mercedes due giri più tardi ferma Valtteri Bottas per montargli le gomme medium con la certezza di poter andare fino in fondo.
Al giro 34 Raikkonen, che era sulla stessa strategia del compagno Vettel, si ferma per effettuare il secondo pit stop (sfortunato, con un meccanico infortunato e Kimi ritirato) e di conseguenza in Mercedes, dato il fatto che si era nella finestra del secondo pit, sono convinti che qualche giro più tardi fosse il turno di Vettel per il cambio gomme.

Infografica Pirelli relativa ai pit stop
Infografica Pirelli relativa agli stint con le mescole

Così non è: l’alfiere della Ferrari gioca l’azzardo con le Soft, percorrendo ben 39 giri (infografiche Pirelli in alto) con questo tipo mescola, ed con talento, intelligenza tattica, perfetta gestione degli pneumatici s’invola verso il 49° successo in carriera resistendo agli attacchi di un indemoniato Valtteri Bottas e beffando il Team di Stoccarda; Lewis Hamilton, da nono a terzo, completa il podio.
A piedi del podio una bellissima sorpresa: Pierre Gasly.
Il francese scuola Red Bull aveva lasciato tutti bocca aperta al sabato cogliendo una strabiliante terza fila con la Toro Rosso-Honda, alla domenica si è superato giungendo quarto sul traguardo, conquistando i primi punti in carriera.
Questo risultato lo fa entrare di diritto nella storia del team faentino, entrato nel 2006 dalle ceneri della Minardi, dato che ottenuto il miglior risultato di sempre per la Scuderia dopo la vittoria di Vettel a Monza nel 2008, ed a a pari merito con Verstappen ad Austin 2015 e Sainz l’anno scorso a Singapore.

Questo risultato è anche una bella rivincita per la Honda: il motorista nipponico, che si è legato alla Toro Rosso a partire da questa stagione, ha centrato il miglior risultato dal suo ritorno in Formula 1 come fornitore della Power Unit, datato 2015, dato che nel triennio da incubo con la McLaren non era mai andata oltre il quinto posto con Alonso in Ungheria 2015 e a Monaco nel 2016.
Gasly ha saputo tenere dietro, e anche distanziare nel corso della gara, piloti del calibro di Magnussen, Hulkenberg ed Alonso che, dato quanto si è visto in Australia, sembrava un risultato oltre l’immaginazione visto che Haas, Renault, McLaren apparivano come vetture ben più preformanti rispetto alla Toro Rosso.
Anche la sorella maggiore Red Bull ha ottenuto un risultato ben oltre alle aspettative, ma nel senso sbagliato…
Entrambe le vetture di Milton Keynes si sono ritirate nel corso del secondo giro a distanza di pochi secondi una dall’altra: Daniel Ricciardo ha avuto un problema all’ERS con la macchina che si è spenta all’improvviso in curva 8, mentre Max Verstappen è stato costretto al ritiro per un problema alla sospensione sinistra, in seguito ad un contatto con la Mercedes di Hamilton.

Oltre che alla Ferrari ed alla Toro Rosso, sventolano le bandiere del Tricolore anche nel box dell’Alfa Romeo Sauber, dato che la rientrate casa automobilistica italiana, anche se al momento solo come sponsor, ha portato a casa due punti frutto del nono posto dell’ottimo Marcus Ericsson; tra l’altro per il pilota svedese questo risultato è una vera e propria boccata d’ossigeno dato che non otteneva punti iridati dal Gran Premio d’Italia 2015.
La Casa del Biscione, invece, non otteneva punti iridati dal 1984, penultimo anno in Formula 1 prima del ritiro del 1985 ed il ritorno in questa stagione, precisamente dal Gran Premio d’Europa al Nurburgring dove Riccardo Patrese giunse sesto.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì