Red Bull da favola nel giorno della Mercedes, Ocon consegna la vittoria a Hamilton

[GP Brasile 2018 | Analisi della gara] Una Red Bull stratosferica viene stoppata dalla follia di Ocon, che toglie la vittoria a Verstappen. Hamilton vince e la Mercedes è Campione del Mondo per la quinta volta consecutiva tra le file dei costruttori.

Così come nella sua tradizione ultra trentennale, il Gran Premio del Brasile ha regalato una gara spettacolare, così come tante altre in questa annata 2018, tra grandi rimonte, sorpassi d’applausi e colpi di scena inaspettati e clamorosi.
Il momento chiave della gara è stato sicuramente il giro numero 44: la Racing Point Force India di Esteban Ocon, dopo aver montato pneumatici a mescola supersoft nuova, si porta di gran carriera alla spalle della Red Bull del leader della corsa Max Verstappen, con l’intento di sdoppiarsi.
Il francese ha un passo gara più veloce di Verstappen in quel frangente e, suggerito anche dai box, vuole sdoppiarsi decidendo così di attaccare l’olandese alla frenata della prima, sfruttando la grande potenza della Power Unit Mercedes sul rettilineo dei box grazie anche all’ausilio del DRS.
Ma il tentativo di sorpasso di Ocon si trasforma in una manovra scellerata: il francese affianca il talento della Red Bull all’esterno della curva 1 e lo sperona nella curva mandandolo in testacoda e infrangendone i sogni di gloria.
Un gesto sconsiderato e folle da parte del pilota della Racing Point Force India che non può essere giustificato nè dalla frustrazione per un 2019 senza volante nè dalle ruggini che vi furono tra i due in Formula 3 nel 2014.

Infografica Pirelli relativa ai migliori tempi ed agli stint più lunghi per ciascun tipo di mescola.

La faida tra i due ex contendenti al titolo in F3 ha tolto la vittoria a Max, ma non ha tolto la gara capolavoro del classe ’97, che aveva sorpassato in pista con delle manovre spettacolari prima le Ferrari e poi le Mercedes, prendendosi la testa della corsa ed esserne leader autorevole come nell’ultimo weekend in Messico.
Il ritmo di Verstappen era nettamente superiore rispetto alla Mercedes di Hamilton, tant’è che, nonostante il fondo danneggiato dal lato destro della monoposto con conseguente perdita di carico aerodinamico, il distacco è passato da 6,5 secondi del 45° ad appena uno sotto la bandiera a scacchi.
Ma non solo Verstappen ha infiammato la torcida brasiliana, ma anche il suo compagno di squadra Daniel Ricciardo, il quale ha visto finalmente la bandiera a scacchi, dopo i due ritiri consecutivi degli Stati Uniti e del Messico, portando a casa un meraviglioso quarto posto.
L’australiano è partito dall’undicesima casella dello schieramento, a causa della penalità di cinque posizioni per la sostituzione del turbo, ed ha costruito una stupenda rimonta grazie al suo marchio di fabbrica per eccellenza, ovvero il sorpasso.
In particolar modo è stato d’antologia il sorpasso all’esterno della prima curva ai danni della Ferrari di Sebastian Vettel, impreziosito ancor di più dal fatto che il tedesco lo avesse mandato quasi sull’erba pochi giri prima, dove l’australiano ha mostrato il fenomeno che è alla guida.
Le gare dei due alfieri della Red Bull, oltre a mostrare le loro eccellenti abilità al volante, hanno mostrato come la RB14 sia la monoposto migliore nella gestione degli pneumatici, grazie alle sue ottime doti telaistiche ed aerodinamiche, tant’è che è stata l’unica a potersi permettere di passare dalle supersoft alle soft e non montare le medium.

Infografica della Pirelli relativa ai pit stops.

La decima vittoria stagionale di Lewis Hamilton è stata una delle meno entusiasmanti della sua memorabile annata, ma il peso specifico di questo successo è stato molto importante dato che ha consentito alla Mercedes di centrare il quinto iride consecutivo nel Campionato Costruttori, a dimostrazione di un dominio totale in questa era turbo-ibrida.
Ma quello che ha fatto più discutere in questo weekend è stato il comportamento del penta campione del mondo nel corso delle qualifiche.
Hamilton ha creato non una, ma ben due situazioni potenzialmente pericolose, prima quasi porta a muro Raikkonen che era nel suo giro veloce e successivamente prende quasi in pieno la Williams di Sirotkin che era pronta a lanciarsi per il suo giro veloce,
Il pilota della Mercedes evidentemente pensava di essere da solo in pista, dato che stava praticamente “passeggiando” in piena traiettoria lungo il tracciato, ma quel che è peggio è che la FIA non ha messo neanche sotto investigazione i due episodi, il che è a dir poco antisportivo date le velocità alle quali sopraggiungevano Raikkonen e Sirotkin in proporzione alla velocità da crociera di Hamilton.
Capitolo Ferrari: è stato un weekend a due facce per i due piloti della Scuderia di Maranello, Kimi Raikkonen ha ottenuto il 12° podio stagionale ed ha concluso a soli 4 secondi dal vincitore Hamilton, mentre Sebastian Vettel, scattato dalla prima fila, è naufragato nel corso della gara terminando sesto e con due soste.
La gara del tedesco è stata condizionata da un problema, come ha affermato il Team Principal della Scuderia, Maurizio Arrivabene: “Già dal giro di formazione ci eravamo accorti di un problema a un sensore sulla vettura di Seb: questo inconveniente ci ha costretti, per tutta la gara, ad adottare regolazioni diverse da quelle comunemente usate, con conseguenti problemi di guidabilità”.
La SF71H si è mostrata ancora un volta come una monoposto in grado di lottare per la vittoria, ed è proprio la grande competitività della monoposto il più grande rammarico dalle parti di Maranello, dato che anche il Campionato Costruttori è sfuggito.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì