F1 | Dominio Mercedes, Ferrari “Why we are so slow?”

L’analisi del Gran Premio d’Australia 2019. Bottas e la Mercedes dominano una maratona di 58 giri. Ottimo debutto dell’accoppiata Red Bull-Honda, molto opaca la prestazione della Ferrari.

Inizia nei migliori dei modi la stagione per la Mercedes. Le Frecce d’Argento non solo hanno fatto doppietta all’esordio stagionale dopo aver ottenuto la prima fila in qualifica, ma hanno dominato dal primo all’ultimo giro della corsa.
La stella a tre punte che ha brillato non è stata quella Lewis Hamilton, ma a sorpresa quella di Valtteri Bottas.
Poco considerato da tutti gli addetti ai lavori durante i test invernali, il finlandese ha tirato fuori dal cilindro una prestazionale magistrale che gli è valsa la quarta vittoria in carriera.
Grazie a una partenza a fionda, il finlandese ha bruciato il penta campione del mondo in carica e compagno di squadra Hamilton ed ha preso subito la testa della gara. Da lì in poi è stato un monologo a senso unico.
L’alfiere della Mercedes ha imposto un ritmo inarrivabile per il resto del concorrenza. Mentre Vettel ed Hamilton si erano fermati per effettuare il pit stop, Bottas ha cominciato ad inanellare, con gomme nettamente più usurate, una sequenza di giri veloci che l’hanno portato a creare un distacco incolmabile per i rivali.
Una volta passato dalle gomme Soft C4 alle Medium C3, il ventinovenne di Nastola ha continuato ad imporre il suo ritmo fino a scavare un gap di 25 secondi su Hamilton, involandosi verso il successo.
Non solo la vittoria all’esordio stagione, ma anche il punto extra del giro più veloce ottenuto a due giri dalla fine.
Una prova di forza disarmante ed un bottino di 26 punti, il modo migliore per iniziare il Mondiale 2019 e dimostrare che il 2018 è un capitolo chiuso.
Alle spalle delle Mercedes non c’è stata una Ferrari come si era pronosticato dopo le qualifiche, ma bensì la Red Bull.
Max Verstappen ha concluso a podio con una brillante terza posizione, dopo aver impensierito per una decina di giri fino al traguardo la piazza d’onore di Lewis Hamilton.
Per la Honda si è trattato del primo podio in questa era turbo ibrida dal loro ingresso nel 2015. La casa nipponica aveva ottenuto l’ultimo podio in Formula Uno nel 2008 a Silverstone quando era all’ultimo anno come factory team.
Il ventunenne olandese ha invece centrato il sesto podio consecutivo ed il ventitreesimo della carriera.


Capitolo Ferrari: la Scuderia di Maranello è stata protagonista di una gara che definire opaca come la livrea della monoposto sarebbe riduttivo.
Il team radio di Vettel “Why we are so slow?” che tradotto significa “Perchè siamo così lenti?” riassume perfettamente la debacle australiana della Ferrari.
Il risultato finale ovviamente non è da considerarsi come una disfatta, ma è il gap accusato dalla Mercedes che è molto preoccupante.
Vettel ha chiuso quarto a 57 secondi dalla vetta, Leclerc quinto a quasi un minuto. Il tedesco ha dichiarato di non aver avuto problemi il turbo nel corso della gara.
Allora si deve dedurre che la SF90H è stata depotenziata per evitare problemi di affidabilità.
Questa teoria può essere avvalorata dal nuovo cofano motore maggiorato nella zona posteriore portato a Melbourne per una migliore evacuazione del colore.
I tecnici, com’era già trapelato nei test pre season, temevano evidentemente problemi di affidabilità alla nuova power unit.
Ma oltre alla motore, la monoposto è risultata instabile e poco bilanciata complessivamente. Forse un assetto sbagliato in ottica gara ha condizionato il tutto, nella gestione degli pneumatici soprattutto, ma al team radio di Vettel devono dare una risposta da Maranello.
Oltre ai problemi della macchina, in Ferrari c’è stata una gestione sbagliata sulle posizioni dei piloti nel finale della corsa.
Sebastian Vettel era nettamente più lento di Charles Leclerc in quel frangente, ma al monegasco è stato dato l’ordine di scuderia (al primo gp…) di mantenere le posizione.
Come aveva affermato il team principal Mattia Binotto qualche settimana fa, le gerarchie in squadra sono ben chiare, almeno ad inizio campionato. Vettel prima guida, Leclerc seconda.
In virtù di questa scelta, al muretto, dato che non volevano il cambio di posizione tra i piloti, potevano far rientrare Leclerc montargli le Soft C4 in modo tale da far segnare il giro veloce e prendere il punto extra.
Magnussen era lontano di mezzo minuto, quindi si poteva benissimo fare il pit stop. Ma perchè neanche questa opzione è stata presa in considerazione?
Binotto ha dichiarato nel post gara che se avessero sbagliato qualche operazione nel corso della sosta, il rookie ferrarista avrebbe potuto perdere la quinta posizione.
E se dietro questa dichiarazione si celasse il fatto che neanche con gomme nuove, poca benzina e pista gommata avrebbe fatto il giro veloce? Sarebbe stata una prova di palese inferiorità nei confronti della Mercedes.
Tanti dubbi, poche certezze. A Maranello hanno due settimane di tempo per analizzare tutto quello che non è andato per il verso giusto e presentarsi in Bahrain per combattere per la vittoria.
Se così non fosse la stagione rischierebbe di prendere da subito una brutta piega.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì