F1 | Riflessione e analisi sul caso Vettel – Hamilton

Una sfida sul centesimo di secondo che è stata decisa da una penalità molto controversa: il duello Vettel – Hamilton ha animato il GP del Canada, ma il risultato finale ha suscitato polemiche su polemiche. Vi dico cosa ne penso io.

Voglio fare subito una premessa: non tifo nè Hamilton, nè Vettel, nè Mercedes, nè Ferrari. Quindi nel fare la mia riflessione e l’analisi sul caso Vettel-Hamilton sarò totalmente imparziale.
Detto questo, voglio prima far luce su cosa è successo ed in seguito fare le considerazioni personali del caso.
Al giro numero 48 dei 70 previsti per il Gran Premio del Canada è avvenuto l’episodio chiave che ha deciso la corsa. Sebastian Vettel è andato lungo alla chicane della curva 4 ed è rientrato in pista, secondo il giudizio dei commissari di gara, in modo poco sicuro nei confronti del rivale Lewis Hamilton.
In virtù di questa manovra, al tedesco è stata inflitta una penalità di cinque secondi che ha consegnato la vittoria al britannico della Mercedes.
Ma la domanda è: sanzione giusta o sbagliata? Per me errata e spiegherò i motivi sui quali poggia la mia considerazione.
Vettel è andato largo sull’erba ed ha perso il grip degli pneumatici. Quando la monoposto perde aderenza su una superficie dal manto erboso o sabbioso, il controllo della stessa è molto difficile.
Conseguentemente la vettura tende al sovrasterzo, tant’è vero che il ferrarista ha avuto un grande controsterzo verso sinistra. Quando è tornato in pista le gomme erano sporche e per riprendere la linea della traiettoria ideale, ha fatto un’altra correzione, verso destra.
Successivamente, per non andare contro il muro in uscita dalla curva 5, muove nuovamente verso sinistra per riprendere la racing line.
Assodata la dinamica del “fatto”: la domanda sorge spontanea: con una vettura in quel momento fuori controllo, cosa avrebbe potuto fare Vettel? Dai rispettivi onboard camera della Ferrari e della Mercedes si è evinto nitidamente che non si è trattata di un’azione volontaria quella di portare verso il muro Hamilton.

Emanuele Pirro, colui che ha preso la decisione di penalizzare Vettel perchè “l’integrità dello sport deve prevalere”, è un ex pilota di Formula Uno.
Per questo motivo la sanzione che è stata comminata al tetra campione del mondo è risultata ancora più senza logica, perchè a infliggergliela è stato uno che di gare dentro l’abitacolo di una F1 (e non solo) ne ha disputate. E dovrebbe sapere che la macchina non ha aderenza quando ritorna sull’asfalto dopo un’uscita su erba o ghiaia.
L’aggravante è che c’era già stato un precedente molto simile, con protagonista proprio il Campione del Mondo in carica.
Montecarlo, Gran Premio di Monaco 2016: Hamilton era andato lungo alla frenata della chicane del porto e era rientrato in pista accompagnando Ricciardo verso il guardrail. La situazione era stata pressoché identica a quella di domenica.
L’inglese aveva ripreso il tracciato con gomme slick dopo essere andato nella via di fuga bagnata. Ricciardo a quel punto aveva incrociato la traiettoria verso destra, dove c’era la racing line, ed il britannico, in accelerazione con la macchina senza grip sugli pneumatici in quel frangente, si era portato da quel lato quasi mandando contro la barriera l’allora pilota della Red Bull.

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Rohith Naini

Quel’è la differenza tra i due episodi? Hamilton non era stato penalizzato Vettel si: due pesi, due misure.
Perchè così com’era stato corretto, a mio avviso, non penalizzare Hamilton a Monaco, era giusto non sanzionare Vettel domenica.
Ma questo è successo anche per il fatto che non ci siano dei commissari di gara fissi in pianta stabile ad ogni weekend di gara, ma ruotano di gran premio in gran premio.
Cambiandoli a turno a ciascun evento, variano anche le valutazioni e i metri di giudizio.
Così facendo non si faranno mai rispettare le regole per come sono scritte nel regolamento sportivo, ma ognuno le interpreterà in modo diverso secondo il proprio giudizio.

#StartYourEngines | Dennis Ciracì